• panzini 1915

panzini 1915


Vedi l'allegato
Panzini 1915: La Romagna in guerra

Le esposizioni presenti nella Casa Rossa e nella vicina Casa Finotti nell’estate 2015 completano il percorso dedicato all’anniversario della Prima Guerra Mondiale iniziato la scorsa stagione.
Presso la Casa Rossa la mostra Panzini 1915: La Romagna in guerra presenta i quaderni manoscritti del Diario sentimentale della guerra in cui Panzini, attento testimone, registra le opinioni, i fatti, le strategie che vengono riportate sui giornali o che riesce ad ascoltare nei luoghi de lui frequentati. Tra questi luoghi c’è Bellaria, il paese che fa da controcanto a Milano o a Roma. 
Nelle grandi città stanno gli intellettuali, i giornalisti, gli scrittori, i politici. A Bellaria ci sono i contadini, i pescatori, la gente umile. Panzini ascolta, medita, commenta. Per lui, i discorsi degli uomini sono tutti da mettere sullo stesso piano, senza distinzioni. Le opinioni del barbiere o del ciabattino valgono come quelle di Papini o di Missiroli. Panzini  è sconvolto dalle notizie che raccoglie sulla vita in trincea. In trincea muore l’uomo che lui considera il simbolo dell’inutile guerra, della sanguinosa guerra, Renato Serra, il letterato di Cesena. Particolarmente attento, 
anche per il tramite di Serra, al mondo dei giovani che vanno a combattere, Panzini scrive tra il ’18 e il ’22 il suo romanzo più bello, che è anche un romanzo sui giovani: Il padrone sono me! Qui convergono tutti i suoi interessi: il rapporto tra il mondo dei signori e quello dei contadini, le lotte sociali che sconvolgono la Romagna, il tema della ricchezza, il passaggio di generazione tra coloro che hanno vissuto in epoche tranquille e coloro che vengono coinvolti dal conflitto mondiale. 
Panzini crea personaggi indimenticabili: il padrone, uno studioso di astronomia che vive all’insegna del pensiero astratto, la sua bizzosa e volitiva moglie, il figlio Robertino, tormentato ragazzo borghese che si consuma per un amore impossibile, Mingòn e Mingona, i due contadini, e il loro figlio Zvanì. E infine, a dominare su tutti, la splendida Dolly, giovane americana che porta sconvolgimento e semina conflitti. Nel 1955, un giovane regista destinato a diventare famoso, Franco Brusati, ricava un film dal romanzo di Panzini proiettato per questa occasione proprio 
all’interno della Casa Rossa.
Il percorso prosegue presso la Casa Finotti al piano terra con l’installazione Godo nel sentire che state tutti bene, in cui all’interno delle teche sono esposte fedeli riproduzioni di alcune lettere scritte dal fronte da soldati romagnoli ai loro familiari, provenienti da un cospicuo fondo conservato nella Biblioteca Malatestiana di Cesena, accompagnate da un coro intimo e confuso di voci dei medesimi soldati. Gli oggetti bellici a corredo della lettere appartengono alla collezione di Angelo Nataloni  e Bruno Zama. Nella saletta al primo piano la mostra La Grande Guerra nelle cartoline illustrate propone esemplari provenienti dalla collezione “Enrico Baldini”, custodita presso il Museo Francesco Baracca di Lugo.  
La curatela è di Marco Antonio Bazzocchi e Tatiana Ricci, mentre l’ideazione e la realizzazione dell’intero progetto espositivo che si dipana tra la Casa Rossa  e la Casa Finotti è opera dell’artista Claudio Ballestracci, il quale presso il Pensatoio, in occasione della pubblicazione del quaderno Carte all’aria, stanze in movimento, ha concepito una puntuale retrospettiva con una selezione dei disegni preparatori agli allestimenti, accompagnati dalle “vele” grafiche realizzate per le mostre tenutesi nel museo dal 2007 ad oggi.